mercoledì 17 dicembre 2008

Discorso del Cardinale Tettamanzi alla città in occasione dei Primi Vespri della solennità di Sant'Ambrogio
5 dicembre 2008

Per chi ha voglia di leggere una attena e profonda analisi

http://static.repubblica.it/milano/tettamanzi.pdf

martedì 16 dicembre 2008

lunedì 15 dicembre 2008

Fonte: www.islam-online.it

Mano nella mano contro i matrimoni forzati
Anche in Italia la campagna europea contro questa pratica arcaica ed ingiusta



Con il lancio a Torino, il 21 ottobre, nella stupenda cornice di palazzo Graneri della Rocca, è partita anche in Italia la campagna contro i matrimoni imposti. Presenti Marianne Vorthoren, responsabile del progetto contro i matrimoni forzati e coordinatrice campagna a livello europeo, Tariq Ramadan presidente del European Muslim Network, Hamza Roberto Piccardo, direttore islam-online.it e Patrizia Khadija Dal Monte responsabile del progetto in Italia. Significativa anche la presenza di Sumaya Abdel Qader già fondatrice del GMI, (Giovani Musulmani d'Italia) e membro del Consiglio dei Garanti dell'associazione, particolarmente sensibile al tema e al lavoro che ne seguirà per la diffusione di questo progetto. Il saluto delle istituzioni è stato portato con da Ilda Curti, assessore alle politiche d'integrazione del Comune di Torino, la quale ha partecipato con vera attenzione e intelligenza. L’iniziativa è stata possibile grazie al generoso lavoro di Elvio Arancio, artista e attore sociale e politico.
Si tratta di promuovere una campagna di informazione e non di repressione, una campagna dal basso, alfine di modificare alcune tradizioni culturali che spesso associano impropriamente questo costume alla religione e la cui sopravvivenza nella società occidentale è chiara nell’esperienza dei nostri partner europei. In Italia il problema non è ancora così definito, ma poiché le comunità presenti sono le stesse degli altri Paesi d’Europa è necessario prevenire l’instaurarsi di tali costumi, attraverso un lavoro di educazione che esige una sinergia di sforzi delle comunità musulmane locali e di quelle politiche. La “freschezza” del fenomeno immigratorio in Italia, può essere un fattore positivo in quanto permette di operare da subito sulle nuove generazioni.
Negare la libertà ad uomo o ad una donna (non si declina solo al femminile tale costume) di scegliere colui che sarà il compagno della propria vita, non è un problema religioso, ma tocca la libertà e la dignità dell’individuo e quindi va affrontato insieme. Il Comune di Rotterdam per primo ha dato appoggio a tale iniziativa poiché “la lotta alle costrizioni e alla violenza è responsabilità di tutti noi”, come espresso in una conferenza del 25 giugno 2007.
Invitiamo quindi le istituzioni interessate a mettersi in contatto con noi, alfine di svolgere un lavoro più articolato e profondo, che miri ad una vera emancipazione delle persone, lontano da quelle azioni scandalistiche politicamente sfruttate che non fanno che inasprire i problemi esistenti.
I matrimoni imposti evidenziano due problemi: quello della confusione esistente tra tradizioni culturali e religiose e quello di una lettura riduttiva del Testo sacro. Il loro superamento quindi contribuirà anche ad un progresso in dette problematiche di fondo. Dobbiamo poi ricordare una differenza importante, quella tra matrimoni combinati e matrimoni imposti. In molte culture tradizionali, anche in Italia fino a qualche decennio fa, vige la consuetudine che sia la famiglia a presentare alla ragazza o al ragazzo dei possibili pretendenti. Ciò è legato ad una concezione della famiglia diversa da quella attuale in Occidente, in cui i membri sono molto più legati e uniti tra loro. Vi si riconosce il valore dell’esperienza degli adulti, in questo caso dei genitori nel scegliere una persona degna di fiducia, compagno per la vita e certo viene relativizzata l’importanza dell’innamoramento a favore di criteri più sostanziali per un matrimonio duraturo. I matrimoni combinati diventano matrimoni imposti, e quindi violenza sulla persona quando dalla semplice proposizione si passa alla coercizione, alla minacce, alla violenza. Quest’ultima poi è doveroso ricordare non esiste solo nella forma fisica, che è più facile individuare, ma anche in forme più sottili di tipo psicologico, che si esprimono attraverso riprovazione, allontanamento, emarginazione del soggetto “non obbediente” dalla comunità familiare e religiosa.
Le due realtà convivono fianco a fianco e sono possibili sconfinamenti legati in particolare alle personalità coinvolte, gioca un ruolo essenziale la percezione dell’autorità dei genitori soprattutto del padre, ma anche la personalità dei figli, del modo in cui questi sono stati educati a sentirsi soggetti autonomi della propria vita e ancor più delle figlie che spesso vengono educate nelle culture tradizionali in grande carenza di esperienze di autonomia.
Una campagna contro i matrimoni imposti è dunque educazione non solo alla distinzione tra religione ed usi culturali, ma anche e soprattutto promozione della persona umana, uomo o donna che sia, della sua fondamentale libertà di scelta che va tutelata e coltivata, essa sola permette la maturazione di donne e uomini equilibrati, in grado di dare un contributo positivo alla società e alla religione stessa. Inch’Allah.