lunedì 2 maggio 2016

Sui "fratelli musulmani infiltrati nel PD"

Mi sono candidata per le prossime elezioni amministrative di Milano, da indipendente nella lista del PD, che me lo ha chiesto.
Così, improvvisamente, qualcuno ha "scoperto" su di me "segreti nascosti" e in questi giorni continuo ad essere citata da molta stampa e politici di destra/centro-destra, pagine FB e siti islamofobi che lanciano ombre sulla mia persona.  Anche Parisi, se pur in modo indiretto, si è scomodato a parlare di me lanciando un allarme. 
Il discorso alla base afferma o allude fondamentalmente a tre cose: che appartengo ai Fratelli Musulmani, che nego di farne parte e che rappresenterei un pericolo.
Per non lasciare dubbi e chiudere questa storia vorrei mettere in chiaro alcuni punti.
Affermare di non appartenere ai Fratelli Musulmani (di seguito FM) è per me un semplice atto di onestà. La mia storia è diversa da quella dei FM, lo è quella dei musulmani europei e non potrebbe essere altrimenti. Buona parte del mio impegno civico, sociale e politico si è sviluppato nell'ambito dell'associazionismo islamico e della società civile, al servizio dei giovani e delle donne con un particolare riguardo per le tematiche del dialogo interreligioso e di genere.
Sono stata tra i fondatori dell’associazione Giovani Musulmani d’Italia rinomata per il suo impegno contro la radicalizzazione dei giovani, per promuovere una coscienza civica e rilanciare una identità italiana dei suoi associati provenienti da più di 15 paesi del mondo.
In ambito Europeo ho fatto parte del EFOMW, associazione femminile che lotta per rendere autonome le donne contro i retaggi culturali dei paesi di origine, per una interpretazione della religione libera da schemi maschilisti e patriarcali, associazione ben conosciuta dalle istituzioni europee. Inoltre sono stata dirigente per 2 anni all’interno del FEMYSO (Forum of European Muslim Youth and Students Org) e altri 2 nella FIOE (Federazione delle Organizzazioni Islamiche Europee), portando avanti con spirito critico l’idea di un Islam indipendente da stati esteri, che possa riaprire la strada dell’esegesi e che possa rispondere sempre più alle domande che il nuovo contesto in cui si sviluppa pone. Due organizzazioni, queste ultime, che in questi giorni vengono rappresentate come un'emanazione della fratellanza musulmana tanto che c’è chi trova conferma della loro ambiguità nel fatto che sarebbero inscritte in black list di paesi come Egitto, Arabia, Emirati Arabi ecc., paesi che certo non spiccano per essere democratici e rispettosi dei diritti umani.
Di fatto sono tutte organizzazioni indipendenti, spesso finanziate dall’Unione Europea per molti progetti, e hanno come principi guida quelli della Cartadei musulmani d’Europa sottoscritta da decine di associazioni islamiche per iniziativa della FIOE.

La narrazione che le vuole dipingere come controverse denota invece un'evidente impreparazione ed incomprensione di quella che è la realtà islamica europea. Non vi è dubbio sul fatto che le organizzazioni di cui si è dotata la comunità islamica in questi anni portano in se i riferimenti, le esperienze ed il vissuto di uomini e donne che nei paesi di origine hanno aderito a diversi pensieri e movimenti tra cui anche la fratellanza musulmana ma deve essere molto chiaro che le comunità islamiche europee hanno sviluppato una visione propria, autonoma, una visione che nel processo costante di evoluzione che vive ha bisogno di intensificare la relazione con il pensiero europeo.
Per tornare a me, nel mio bagaglio culturale ci sono diversi autori, pensatori, interpreti del mondo, che sono cristiani, ebrei, laici, atei, ecc., come Montesquieu, Tocqueville, Weber, Gramsci, Pasolini, Walter Benjamin, Bauman, e così via in una lista molto lunga dove sicuramente trovano posto anche autori musulmani come Al Ghazali, Al Afghani, Muhammad Abdu, Hassan Al Banna, ecc., figure che hanno fatto la storia del pensiero riformista islamico, pensiero che ha dato e continua a dare ai musulmani gli strumenti per confrontarsi positivamente con la modernità, uscendo dal letteralismo e dalla pretesa di alcuni di fossilizzarsi sull'interpretazione dei testi, affermando invece la necessità del credente di partire dalla spiritualità per incidere positivamente sullo sviluppo della società.
Nello specifico, El Banna, fu il fondatore dei FM, uno dei leader del movimento anticoloniale ai tempi dell'occupazione britannica dell'Egitto ed autore di un pensiero e di un metodo che ai suoi tempi risultava riformista e rivoluzionario. Dopo la sua morte, come sempre accade quando viene a mancare un leader, il movimento si sviluppò in diverse correnti, tra le quali alcune più fanatiche e altre che continuarono nella via della riforma.
Ma come ogni sistema di idee, anche quello della fratellanza e di El Banna, va contestualizzato e preso con il beneficio di inventario specie quando si tratta di applicarlo ad un contesto specifico. Ritengo pertanto alcune sue idee attuali ed altre del tutto superate.
Ho sempre creduto che i musulmani europei debbano fare tesoro delle esperienze dei paesi di origine ma che sia uno sbaglio esportare in toto metodi, concezioni o organizzazioni in un contesto che necessita dell'elaborazione di una visione nuova. Per questo quando mi trovo di fronte al riproporsi di certi attacchi mi preoccupo, perché la criminalizzazione di realtà maggioritarie e democratiche come quelle in cui ho lavorato, denota una miopia pericolosamente semplicistica e riduttiva.
Inoltre il momento storico che stiamo attraversando ci mette di fronte a delle sfide comuni che non si superano a suon di slogan o mezze verità. C’è una realtà caratterizzata da un estremismo armato che si ammanta di motivazioni religiose (in modo squallido, strumentale e blasfemo) e che pesca nel disagio e nel disorientamento della gioventù delle periferie europee e parafrasando Olivier Roy, nessuno dei membri dell'ISIS ha mai fatto parte di associazioni islamiche, nessuno di loro ha mai fatto il volontario in moschea o difeso la causa palestinese (o siriana o egiziane o altro), pertanto oggi chiunque si occupi di sicurezza sa che nell'associazionismo islamico si trova il più valido baluardo contro l'estremismo e bisogna pretendere che sempre più le comunità debbano aumentare lo sforzo per debellare ogni segno di fanatismo. Con lo stesso impegno è necessario respingere la propaganda che crea confusione, alimenta paura e disorienta strumentalizzando queste e altre questioni.
Il nostro patto di cittadinanza e la nostra convivenza passano attraverso l'adesione ai valori della Costituzione Italiana. La nostra Costituzione è un patto nato dal pluralismo politico, ideologico e religioso che da sempre costituisce un patrimonio dell'Italia e all'interno di questo perimetro dobbiamo essere in grado di riconoscere diritto di cittadinanza alla diversità e governarla.
I valori della Costituzione Italiana sono i miei valori, valori che sanciscono il riconoscimento della pluralità e come diceva Calamandrei “è una costituzione che apre le vie per l'avvenire” denotandone la lungimiranza.
Per quanto mi riguarda, la mia storia i miei detti e scritti ben documentati, dicono tutto di me, come questo blog dimostra (anche se parzialmente perché c'è molto di più come il mio impegno nelle scuole).
Nulla temo e nulla mi ferma nel mio percorso volto a costruire ponti tra le culture, volto a valorizzare le pluralità, il rispetto e la laicità del nostro paese. Abbattere muri di odio e paura, contrastare i fanatismi e le menzogne saranno sempre il mio impegno più sentito.
Amo l'Italia, amo Milano e continuerò a spendermi per contribuire a renderle migliori, aperte, accoglienti, rispettose dei diritti e doveri.

E ora, chiedetemi qualcosa su Milano!

www.sumaya.it 

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