sabato 7 maggio 2016

7 maggio - una sfida importante

Presso la Libreria delle donne a Milano
7 maggio 2016 ore 18.00

Una sfida importante



Una sfida importante. Sumaya Abdel Qader, nata in Italia da genitori giordano-palestinesi, ha ideato e coordina il progetto Aisha, promosso dal Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano, Monza e Brianza e dal Comune di Milano. “Progetto Aisha nasce per contrastare la violenza contro le donne e la loro discriminazione. Attraverso questo progetto vogliamo sensibilizzare al tema e vogliamo promuovere una cultura del rispetto e dell’amore sano. Attraverso questo progetto vogliamo anche scardinare quei retaggi culturali che discriminano la donna e che giustificano atti di violenza contro di lei, contro ogni principio dell’islam”. È una sfida importante che coinvolge l’intera comunità islamica, anche i centri di preghiera, che vede le donne musulmane come protagoniste. Tocca nodi che coinvolgono anche noi, i rapporti tra i sessi e i temi della convivenza tra culture e religioni differenti. Jolanda Guardi, arabista ed esperta di femminismo islamico, ne discute con Sumaya Abdel Qader. Introduce Laura Colombo.


http://www.libreriadelledonne.it/una-sfida-importante/

Donne e lslam nella contemporaneità



9 maggio 


h 19, Sesto SG (MI), Via Dante, 6

Conversazione su ‘Donne e lslam nella contemporaneità’ 




giovedì 5 maggio 2016

5 maggio Festival dei Diritti Umani - Milano

Festival dei Diritti Umani

Salone d’Onore

Sergio Gonzalez Rodriguez
  Ore 17.30 – UOMINI CHE ODIANO LE DONNE: 
IL FEMMINICIDIO DENTRO E FUORI CASA
con

Sergio González Rodríguez, giornalista messicano conosciuto per le sue inchieste sui femminicidi
Sumaya Abdel Qader, coordinatrice progetto Aisha contro la violenza sulle donne

Stefania Battistini, giornalista Rai
A seguire: Dei diritti e delle pene, dialogo intorno al progetto Human, con Lella Costa e Marco Baliani.


martedì 3 maggio 2016

Sui "fratelli musulmani infiltrati nel PD"

Mi sono candidata per le prossime elezioni amministrative di Milano, da indipendente nella lista del PD, che me lo ha chiesto.
Così, improvvisamente, qualcuno ha "scoperto" su di me "segreti nascosti" e in questi giorni continuo ad essere citata da molta stampa e politici di destra/centro-destra, pagine FB e siti islamofobi che lanciano ombre sulla mia persona.  Anche Parisi, se pur in modo indiretto, si è scomodato a parlare di me lanciando un allarme. 
Il discorso alla base afferma o allude fondamentalmente a tre cose: che appartengo ai Fratelli Musulmani, che nego di farne parte e che rappresenterei un pericolo.
Per non lasciare dubbi e chiudere questa storia vorrei mettere in chiaro alcuni punti.
Affermare di non appartenere ai Fratelli Musulmani (di seguito FM) è per me un semplice atto di onestà. La mia storia è diversa da quella dei FM, lo è quella dei musulmani europei e non potrebbe essere altrimenti. Buona parte del mio impegno civico, sociale e politico si è sviluppato nell'ambito dell'associazionismo islamico e della società civile, al servizio dei giovani e delle donne con un particolare riguardo per le tematiche del dialogo interreligioso e di genere.
Sono stata tra i fondatori dell’associazione Giovani Musulmani d’Italia rinomata per il suo impegno contro la radicalizzazione dei giovani, per promuovere una coscienza civica e rilanciare una identità italiana dei suoi associati provenienti da più di 15 paesi del mondo.
In ambito Europeo ho fatto parte del EFOMW, associazione femminile che lotta per rendere autonome le donne contro i retaggi culturali dei paesi di origine, per una interpretazione della religione libera da schemi maschilisti e patriarcali, associazione ben conosciuta dalle istituzioni europee. Inoltre sono stata dirigente per 2 anni all’interno del FEMYSO (Forum of European Muslim Youth and Students Org) e altri 2 nella FIOE (Federazione delle Organizzazioni Islamiche Europee), portando avanti con spirito critico l’idea di un Islam indipendente da stati esteri, che possa riaprire la strada dell’esegesi e che possa rispondere sempre più alle domande che il nuovo contesto in cui si sviluppa pone. Due organizzazioni, queste ultime, che in questi giorni vengono rappresentate come un'emanazione della fratellanza musulmana tanto che c’è chi trova conferma della loro ambiguità nel fatto che sarebbero inscritte in black list di paesi come Egitto, Arabia, Emirati Arabi ecc., paesi che certo non spiccano per essere democratici e rispettosi dei diritti umani.
Di fatto sono tutte organizzazioni indipendenti, spesso finanziate dall’Unione Europea per molti progetti, e hanno come principi guida quelli della Cartadei musulmani d’Europa sottoscritta da decine di associazioni islamiche per iniziativa della FIOE.

La narrazione che le vuole dipingere come controverse denota invece un'evidente impreparazione ed incomprensione di quella che è la realtà islamica europea. Non vi è dubbio sul fatto che le organizzazioni di cui si è dotata la comunità islamica in questi anni portano in se i riferimenti, le esperienze ed il vissuto di uomini e donne che nei paesi di origine hanno aderito a diversi pensieri e movimenti tra cui anche la fratellanza musulmana ma deve essere molto chiaro che le comunità islamiche europee hanno sviluppato una visione propria, autonoma, una visione che nel processo costante di evoluzione che vive ha bisogno di intensificare la relazione con il pensiero europeo.
Per tornare a me, nel mio bagaglio culturale ci sono diversi autori, pensatori, interpreti del mondo, che sono cristiani, ebrei, laici, atei, ecc., come Montesquieu, Tocqueville, Weber, Gramsci, Pasolini, Walter Benjamin, Bauman, e così via in una lista molto lunga dove sicuramente trovano posto anche autori musulmani come Al Ghazali, Al Afghani, Muhammad Abdu, Hassan Al Banna, ecc., figure che hanno fatto la storia del pensiero riformista islamico, pensiero che ha dato e continua a dare ai musulmani gli strumenti per confrontarsi positivamente con la modernità, uscendo dal letteralismo e dalla pretesa di alcuni di fossilizzarsi sull'interpretazione dei testi, affermando invece la necessità del credente di partire dalla spiritualità per incidere positivamente sullo sviluppo della società.
Nello specifico, El Banna, fu il fondatore dei FM, uno dei leader del movimento anticoloniale ai tempi dell'occupazione britannica dell'Egitto ed autore di un pensiero e di un metodo che ai suoi tempi risultava riformista e rivoluzionario. Dopo la sua morte, come sempre accade quando viene a mancare un leader, il movimento si sviluppò in diverse correnti, tra le quali alcune più fanatiche e altre che continuarono nella via della riforma.
Ma come ogni sistema di idee, anche quello della fratellanza e di El Banna, va contestualizzato e preso con il beneficio di inventario specie quando si tratta di applicarlo ad un contesto specifico. Ritengo pertanto alcune sue idee attuali ed altre del tutto superate.
Ho sempre creduto che i musulmani europei debbano fare tesoro delle esperienze dei paesi di origine ma che sia uno sbaglio esportare in toto metodi, concezioni o organizzazioni in un contesto che necessita dell'elaborazione di una visione nuova. Per questo quando mi trovo di fronte al riproporsi di certi attacchi mi preoccupo, perché la criminalizzazione di realtà maggioritarie e democratiche come quelle in cui ho lavorato, denota una miopia pericolosamente semplicistica e riduttiva.
Inoltre il momento storico che stiamo attraversando ci mette di fronte a delle sfide comuni che non si superano a suon di slogan o mezze verità. C’è una realtà caratterizzata da un estremismo armato che si ammanta di motivazioni religiose (in modo squallido, strumentale e blasfemo) e che pesca nel disagio e nel disorientamento della gioventù delle periferie europee e parafrasando Olivier Roy, nessuno dei membri dell'ISIS ha mai fatto parte di associazioni islamiche, nessuno di loro ha mai fatto il volontario in moschea o difeso la causa palestinese (o siriana o egiziane o altro), pertanto oggi chiunque si occupi di sicurezza sa che nell'associazionismo islamico si trova il più valido baluardo contro l'estremismo e bisogna pretendere che sempre più le comunità debbano aumentare lo sforzo per debellare ogni segno di fanatismo. Con lo stesso impegno è necessario respingere la propaganda che crea confusione, alimenta paura e disorienta strumentalizzando queste e altre questioni.
Il nostro patto di cittadinanza e la nostra convivenza passano attraverso l'adesione ai valori della Costituzione Italiana. La nostra Costituzione è un patto nato dal pluralismo politico, ideologico e religioso che da sempre costituisce un patrimonio dell'Italia e all'interno di questo perimetro dobbiamo essere in grado di riconoscere diritto di cittadinanza alla diversità e governarla.
I valori della Costituzione Italiana sono i miei valori, valori che sanciscono il riconoscimento della pluralità e come diceva Calamandrei “è una costituzione che apre le vie per l'avvenire” denotandone la lungimiranza.
Per quanto mi riguarda, la mia storia i miei detti e scritti ben documentati, dicono tutto di me, come questo blog dimostra (anche se parzialmente perché c'è molto di più come il mio impegno nelle scuole).
Nulla temo e nulla mi ferma nel mio percorso volto a costruire ponti tra le culture, volto a valorizzare le pluralità, il rispetto e la laicità del nostro paese. Abbattere muri di odio e paura, contrastare i fanatismi e le menzogne saranno sempre il mio impegno più sentito.
Amo l'Italia, amo Milano e continuerò a spendermi per contribuire a renderle migliori, aperte, accoglienti, rispettose dei diritti e doveri.

E ora, chiedetemi qualcosa su Milano!

www.sumaya.it 

Carta dei musulmani d’Europa

Questa carta è purtroppo poco conosciuta e la ripropongo per il suo valore e perché la reputo una ottima base.


"All'inizio del 2000, la Federazione delle Organizzazioni Islamiche d’Europa (FOIE) aveva ritenuto necessaria la stesura di una Carta per i musulmani d’Europa che enunciasse i principi fondamentali per una buona comprensione dell’Islam e che illustrasse le basi dell’integrazione dei musulmani nell'ambito della cittadinanza.
La FOIE ha allora incaricato una commissione di preparare il progetto della Carta che è stata in seguito discussa dai vari organismi della FIOE. Nel gennaio 2002 il progetto è stato presentato a Bruxelles durante una riunione plenaria ai delegati di numerose associazioni islamiche europee.
In seguito a utili discussioni e tenendo conto delle proposte e dei suggerimenti, è stata adottata la presente versione finale che è stata firmata da associazioni musulmane di 28 Paesi europei. (si veda l’allegato)
La possibilità di aderire a questa carta rimane aperta a tutte le istituzioni che decidono di aderirvi.
Introduzione
Lo scopo di questa carta è di precisare un certo numero di principi fondamentali su cui si basa la comprensione comune dell’Islam nel contesto europeo e di consolidare le basi degli scambi positivi con la società.
Tra i principali motivi che rendono necessaria la stesura di questa carta:
  • Il contributo dell’Islam nell'arricchimento della civiltà europea contemporanea, la secolare presenza islamica in particolare nell'Europa orientale ed il fatto che i musulmani che vivono nell'Europa Occidentale vi si siano stabiliti in modo permanente, passando da una presenza temporanea di immigrati stranieri ad una residenza permanente rappresentata anche dalle nuove generazioni dei figli degli immigrati. L’Islam è diventata la seconda religione in numerosi Paesi europei, alcuni dei quali hanno stipulato delle intese con i suoi rappresentanti. In altri Paesi il riconoscimento formale da parte dello Stato è in corso.
  • La necessità di consolidare una cittadinanza fondata sulla giustizia, l’uguaglianza dei diritti ed il riconoscimento dei musulmani come comunità religiosa europea.
  • Il necessario avvicinamento tra i musulmani d’Europa al fine di accompagnare e di sostenere l’allargamento e lo sviluppo dell’Unione Europea.
  • La necessità di consolidare i valori del dialogo e della pace per il benessere della società, ed il rafforzamento dei valori della moderazione, del dialogo e degli scambi tra i popoli e le civiltà lontano da ogni forma di estremismo o di marginalizzazione.
  • L’importante ruolo dell’islam nel mondo con il suo bagaglio di spiritualità, umanità e civiltà   e la necessità di migliorare la cooperazione e l’avvicinamento tra il mondo islamico e l’Occidente in generale e con l’Europa in particolare al fine di promuovere la giustizia e la pace nel mondo.

Parte I: Della comprensione dell’islam
1.        La nostra comprensione dell’islam poggia su principi fondamentali tratti dalle fonti principali dell’islam: il Corano e la Sunna (detti del Profeta), nel rispetto del consenso generale, del contesto attuale e delle specificità della realtà europea.
2.        La comprensione dello spirito autentico dell’islam si basa sul principio della wasatiya ( = moderazione ed equilibrio) che delinea gli scopi generali di questa religione. La giusta via di mezzo che non si riconosce né nell'eccesso né nella negligenza e che concilia la guida della Rivelazione con i lumi dell’intelletto e della ragione, che rispetta il giusto equilibrio tra i bisogni materiali dell’uomo e quelli spirituali e che concepisce la vita come l’armonia tra la ricerca dell’aldilà e l’impegno per il benessere nella vita terrena.
3.       L’islam, con i suoi principi, le sue regole ed i suoi valori si articola in tre ambiti:
a.  La fede (i dogmi) con i suoi sei pilastri: credere in Dio, nei Suoi profeti, nei Suoi angeli, nei libri da Lui rivelati, nel giorno del giudizio, nel destino.
b.  Le regole del comportamento islamico che riguardano sia il culto (il modo con cui il musulmano deve rapportarsi con Dio) che il modo con cui ci si deve comportare con le persone, nei differenti ambiti della vita quotidiana.
c.   L’etica e la morale islamica, che dà indicazioni sulla via da seguire per il compimento del bene.
d.  Questi tre ambiti sono interdipendenti e complementari e convergono verso un unico obiettivo che consiste nel ricercare e favorire tutto ciò che è utile e positivo e nel respingere tutto ciò che è nocivo e dannoso, nell’interesse dell’individuo e della collettività.
4.       Tra le caratteristiche generali dell’islam troviamo il pieno rispetto per l’umanità in generale, l’elasticità del suo sistema giuridico ed il rispetto del pluralismo; l’islam considera la diversità tra le persone qualche cosa di naturale.
5.       L’islam onora l’essere umano e lo considera vicario di Dio sulla Terra. Questa dignità è riconosciuta a tutti gli esseri umani, uomini o donne essi siano, senza distinzione alcuna. Il rispetto della dignità dell’uomo consiste anche nel proteggerlo da tutto ciò che può danneggiare la sua salute fisica e mentale, o da chi approfitta della sua debolezza per sfruttarlo o privarlo dei suoi diritti.
6.       L’islam accorda un’importanza particolare alla dimensione sociale ed invita alla misericordia, all’aiuto reciproco, alla solidarietà ed alla fraternità. Questi valori si ritrovano in particolare nei diritti dei genitori, dei parenti e dei vicini, dei poveri e dei bisognosi, degli ammalati e delle persone anziane, qualunque siano le loro fedi o origini.
7.       L’islam invita alla perfetta uguaglianza tra uomo e donna in quanto esseri umani, nel reciproco rispetto. Considera che la vita equilibrata si basa sulla complementarità e l’armonia tra l’uomo e la donna. Rinnega ogni idea o comportamento che sottovaluta la donna o che la priva dei suoi diritti, anche se purtroppo abitudini errate sono ancora presenti in certi ambienti musulmani. L’islam riconosce alla donna il suo ruolo insostituibile nella società e rifiuta ogni forma di sfruttamento della donna ed ogni comportamento atto a ridurla a semplice oggetto di piacere.
8.       L’islam considera la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna il luogo naturale ed ideale per la crescita delle generazioni future, essa è anche fonte di felicità per l’individuo e di stabilità per la società. Per questo l’islam raccomanda di mettere in atto tutte le disposizioni ed i mezzi atti a consolidare la famiglia e a difenderla da tutto ciò che può indebolirla o di marginalizzare il suo ruolo.
9.        L’islam rispetta i diritti dell’uomo e richiama all’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, rifiuta ogni forma di discriminazione razziale, proclama la libertà e condanna la costrizione nella religione garantendo ad ogni persona la libertà di credo. Allo stesso tempo, grazie alla sua visione equilibrata della libertà, l’islam raccomanda il rispetto dei valori morali e delle norme giuridiche, per evitare che questa libertà si trasformi in danno alle persone o ai beni.
10.             L’islam invita alla conoscenza reciproca tra le persone, al dialogo, alla collaborazione ed alla cooperazione tra i popoli e le nazioni, al fine di realizzare una migliore convivenza e di garantire la stabilità e la pace nel mondo. Il termine jihad citato nelle fonti islamiche significa sforzarsi per il bene, partendo dallo sforzo che l’individuo compie per migliorare sé stesso, per comprendere anche la promozione del rispettato del diritto e della giustizia tra le persone. Il jihad inteso come scontro armato deve essere compreso come l’ultima soluzione a cui uno Stato può ricorrere per legittima difesa quando subisce un’aggressione armata. I principi dell’islam in questo ambito sono gli stessi sanciti dal diritto e dalle convenzioni internazionali.
Partendo da questo presupposto, l’islam rifiuta e condanna fermamente ogni forma di violenza e di terrorismo, sostiene le cause giuste e riconosce alle persone il diritto di difendere i propri diritti con i mezzi previsti dalla legge, lontano da ogni parzialità o ingiustizia.
11.             L’islam raccomanda ai musulmani l’onestà ed il rispetto dei propri impegni e vieta loro il tradimento, la slealtà e l’imbroglio. Ordina di comportarsi nel migliore dei modi non solo con le persone bensì con tutte le altre creature.
12.             L’islam, partendo dal principio della shura (=consultazione, concertazione) e considerando i risultati raggiunti dall’esperienza umana nel campo della politica e della legislazione, riconosce i principi su cui si basa il sistema democratico che garantisce la libertà di scelta dei rappresentanti e delle istituzioni politiche, il rispetto del pluralismo e dell’alternanza pacifica al potere.
13.             L’islam raccomanda all’uomo di usufruire del patrimonio naturale che è stato messo a sua disposizione nel rispetto dell’ambiente dall’inquinamento e dal degrado. L’islam ordina di difendere l’ambiente da tutto ciò che può compromettere il suo equilibrio naturale e raccomanda la salvaguardia del patrimonio naturale e la protezione degli animali e vieta lo spreco e la dilapidazione dei beni.

La presenza islamica nella società
Principi che riguardano l’ambito islamico
14.             I musulmani d’Europa, nonostante le loro differenti origini etniche e culturali e la loro appartenenza a riti e a scuole di pensiero diverse, nel quadro dei valori fondamentali immutabili dell’islam, costituiscono un unico gruppo religioso unito dalla fratellanza nell’islam; allo stesso tempo i musulmani di ogni Stato Europeo sono legati tra di loro dall’appartenenza alla stessa entità nazionale. Ogni discriminazione su base etnica è contraria ai valori dell’islam che invita all’ unità.
15.             Considerando i principi della loro religione ed i loro comuni interessi,  i musulmani d’Europa sono invitati a far convergere i loro comuni intenti e a collaborare tra di loro, coordinando gli sforzi delle loro associazioni ed organizzazioni, senza che ciò intacchi il riconoscimento ed il rispetto della diversità che li caratterizza.
16.             I musulmani d’Europa oltre ad appartenere agli Stati Europei nei quali vivono e pur dando la priorità ai loro doveri di cittadini, si sentono parte dell’umma islamica. Il legame che unisce i musulmani d’Europa ai loro fratelli nel mondo, rientra nel quadro delle relazioni naturali tra membri di una stessa comunità. Questo legame può essere orientato per aiutare ad approfondire la comunicazione e rafforzare la collaborazione tra l’Europa ed il mondo islamico ed ampliare le vie della cooperazione tra i popoli e gli Stati del mondo.
Presupposti ed implicazioni della cittadinanza
17.             I musulmani d’Europa rispettano le leggi e le autorità dei rispettivi Stati, senza che ciò impedisca loro di difendere i loro diritti e di esprimere le loro opinioni e le loro posizioni sia a titolo individuale che collettivo, sia  per quanto li riguarda come comunità religiosa o che li riguarda più in generale come cittadini, così come previsto per tutti i cittadini. Per quanto riguarda le divergenze che possono sorgere tra alcune leggi e certi aspetti  particolari legati alla religione, i musulmani possono rivolgersi alle autorità competenti per trovare delle soluzioni che prendano in considerazione le loro necessità.
18.             I musulmani d’Europa rispettano il principio della laicità che si fonda sulla neutralità dello Stato rispetto alle religioni. Ciò implica un trattamento ed una relazione equa con tutte le religioni, e la possibilità per i fedeli di esprimere le loro convinzioni e di praticare il proprio culto sia nel pubblico che nel privato, individualmente o in modo congregazionale, conformemente a quanto previsto dalle dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dalle convenzioni internazionali. Partendo da questo presupposto, i musulmani d’Europa, come comunità religiosa hanno il diritto di costruire le loro moschee, di creare le loro associazioni religiose, educative e sociali, di praticare il loro culto e i loro riti religiosi, e di rispettare le prescrizioni della loro religione nella loro vita quotidiana, sia per quanto riguarda la loro alimentazione, l’abbigliamento o altro.
19.             I musulmani d’Europa, in quanto musulmani e cittadini, sono convinti che sia loro dovere agire per il bene della collettività e per l’interesse della società in generale. Sono altresì convinti che così come è loro dovere impegnarsi e spendersi per compiere i loro doveri di cittadini, è loro dovere rivendicare i propri diritti. I principi fondamentali dell’islam prevedono che il cittadino musulmano debba essere attivo nella vita sociale, produttivo, benefico e altruista.
20.             I musulmani sono chiamati ad integrarsi in modo positivo nelle loro rispettive società, integrazione fondata su un equilibrio armonioso tra la conservazione della loro identità religiosa, ed i loro doveri di cittadini. Ogni integrazione che nega ai musulmani il diritto di salvaguardare la loro identità religiosa non serve né gli interessi dei musulmani né quelli delle società europee alle quali appartengono.
21.             La cittadinanza positiva comporta la partecipazione politica a cominciare dall’esercizio del diritto di voto e dall’interazione con i partiti politici. Per questo i musulmani partendo dal presupposto di una cittadinanza attiva, credono nella positività ed operano per un loro coinvolgimento nell’ambito politico in generale. Li incoraggia in questo senso l’apertura delle organizzazioni politiche verso tutte le componenti della società, apertura che comprende ed incanala tutte le potenzialità e le idee.
22.             I musulmani d’Europa vivono in società in cui convivono convinzioni religiose e filosofiche differenti, confermano il loro rispetto per questo pluralismo anche perché l’islam stesso riconosce e sancisce il diritto alla diversità e non cerca assolutamente di limitarlo ma al contrario invita alla conoscenza reciproca e alla collaborazione tra i membri della società.
L’apporto dei musulmani d’Europa
23.             L’ islam, con i suoi principi umanitari universali, crede nell’avvicinamento dei popoli nel rispetto dei loro diritti e delle loro specificità e nel rispetto delle regole di giustizia negli scambi e nella cooperazione tra le persone, rifiutando ogni forma di dominazione e di sfruttamento. Partendo da questo presupposto, i musulmani d’Europa considerano come loro dovere contribuire al consolidamento delle relazioni tra l’Europa ed il mondo islamico, e per raggiungere questo obiettivo è necessario liberarsi degli stereotipi riguardo all’islam e all’occidente al fine di costruire delle basi solide per una migliore comunicazione tra i popoli e scambi fruttuosi tra le civiltà.
24.             L’islam, con il suo bagaglio di valori umani e di civiltà può contribuire tramite la sua presenza in Europa, a consolidare il ruolo dei valori generali utili per le nostre società contemporanee, come i valori della giustizia, della libertà, della fratellanza, dell’uguaglianza, della solidarietà. Può inoltre contribuire a confermare gli aspetti umani e morali nel campo del progresso scientifico, tecnologico ed economico. Questo contributo avrà sicuramente dei benefici per tutti.
25.             La presenza dell’islam in Europa rappresenta un’opportunità per la realizzazione della conoscenza reciproca, della convivenza e del dialogo inter-religioso, che l’islam incoraggia ed invita a promuovere, contribuendo a consolidare il cammino verso la pace nel mondo.
26.             I musulmani d’Europa rappresentano, grazie al patrimonio religioso e culturale che possiedono e grazie alla loro presenza nei diversi Stati, un fattore di sostegno e promozione degli sforzi di avvicinamento nell'ambito dell’Unione Europea. Ciò contribuirebbe a rendere l’Europa, anche grazie alle sue diverse e variegate componenti religiose e culturali, un importante polo di civiltà,  capace di ricoprire un ruolo di equilibrio tra le potenze mondiali."

“O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli diversi e tribù affinché vi conosciate a vicenda” (Corano 49,13)